Il rebus di Pechino grande creditore costretto a tifare per Washington
E qui, pur avendo più volte auspicato la nascita di strumenti monetari alternativi al dollaro, Pechino continua ad aumentare i suoi acquisti di titoli del debito statunitense: con i 30 miliardi sottoscritti in maggio, l’esposizione cinese col Tesoro di Washington ha superato la soglia degli 800 miliardi di dollari.
Numeri che indicano dipendenza – la crescente dipendenza americana dai 2 trilioni di dollari di surplus valutario cinese – ma anche interdipendenza: Pechino scommette in modo così massiccio sul dollaro, nonostante la fragilità di questa moneta, perché non ha alcun interesse ad un crollo dell’economia Usa che sarebbe disastroso per il suo export e il destino dei suoi investimenti a Washington e a Wall Street.
Pechino temeva che la «corsia preferenziale» del dialogo Cina-Usa aperta dal liberista Bush in tempi di globalizzazione trionfante potesse essere chiusa da un nuovo presidente democratico più attento al rispetto dei diritti umani, che parla di libero scambio ma poi sostiene il «buy American» e che è stato eletto col sostegno dei sindacati che vedono nel commercio con l’Asia la ragione principale della rovina degli operai Usa.
Il messaggio che viene dagli incontri di Washington è che, col consumatore americano ormai alle corde e quello cinese non ancora in grado di sostituirlo, le speranze di ripresa riposano soprattutto sullo sviluppo di una nuova economia dei servizi collettivi basata sulle infrastrutture, le tecnologie del risparmio energetico e quelle del disinquinamento.
Fonte: www.corriere.it
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